martedì 1 luglio 2008

Chi sì, chi no. Io no.

Ci sono molti modi per coinvolegere il pubblico di uno spettacolo.
L'empatia non è cosa semplice da creare, ma una volta stabilito il contatto con quella fragilissima ed inconscia parte di noi non c'è verso di liberarsi e diventi parte dello spettacolo.
Questo può (e dovrebbe) avvenire anche quando sei comodamente seduto in poltrona, ma ci sono, come ho già detto, diversi altri modi per coinvolgere in maniera anche più "violenta" lo spettattore.
Imperium della Fura dels Baus è sicuramente una performance che punta su questa metodica.
1200 spettatori attoniti e trepidanti (oltre che sudati) hanno passato un'ora a spostarsi a destra e a manca nel tentativo di evitare i macchinari di scena che ti venivano addosso. In pratica ciò che ho fatto all'ultimo concerto degli Afterhours: cercavo di evitare il pogo.
Mezzo puerile e ben poco coinvolgente perchè la paura non si genera nella fuga scomposta, l'angoscia deriva dalle parole, dalla vicinanza.
Per carità, alcune trovate mi hanno colpita. Quando la dominatrice diventa dominata e, appesa ad una gru, viene issata, scalciante, sul pubblico emergendo e scomparendo nella folla, non si riesce a rimanere distaccati. Il punto è che l'unico guizzo di "umanità" l'ho colto in quel solo momento.
Per il resto un sacco di sbadigli, momenti morti, scene ripetute all'infinito in quadri che diventano statici.
Apprezzo la forza della sperimentazione che qui in Italia manca del tutto, ma forse ha ragione Luca quando dice che è nelle parole che noi troviamo la giusta chiave per smuovere l'inconscia angoscia cui punta la Fura.

1 commento:

oscar, per così / ha detto...

detta anche io la mia confrontando con l'ultimo che ho visto...
ogni giorno che passa però ci trovo qualcosa in più di positivo.

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