martedì 30 settembre 2008
conta, non l’aver amato,
non l’aver conosciuto.
Dà angoscia
Il vivere di un consumato
amore.
L’anima non cresce più.
Ecco nel calore incantato
Della notte che piena quaggiù
tra le curve del fiume e le sopite
visioni della città sparsa di luci,
echeggia ancora di mille vite,
disamore, mistero e miseria
dei sensi, mi rendono nemiche
Le forme del mondo, che fino a ieri
erano la mia ragione di esistere.
Il pianto della scavatrice (Pier Paolo Pasolini)
E allora ciò che conta è il mio presente stretto fra le mani, che pure è evanescente ed indecifrabile.
Sforzarsi di coltivare qualcosa dentro di noi, che ci sorpassi, che dica di più, al mondo, su noi stessi e non ci appartenga al tempo stesso.
Giornata iniziata male e in continuo peggioramento: casini sul lavoro e mal di gola galoppante. Unica consolazione l'uscita anticipata causa sciopero mezzi, ma proprio stasera che l'uomo mi rientrerà ad orari assurdi. Insomma.. tutto storto!
lunedì 29 settembre 2008
Burn after reading
La chiave sta tutta in uno degli strepitosi dialoghi fra l'agente della CIA ed il suo superiore che, aggiornato sui fatti, congeda il sottoposto con un "Ne riparliamo quando...quando tutto avrà un senso".
C'è un cadavere di mezzo, uomini e donne come pedine impazzite che agiscono in preda alla paura ed alla vanità e inopportuni ex agenti in cerca di riscatto. "Burn after reading" dei fratelli Coen è molto più che una sottile presa in giro del genere spy-story, ovviamente, eppure non riesce a convincermi del tutto.
Forse sono io che non riesco ad amarli quando si danno al genere comico proprio perchè in ogni loro film, anche nel più drammatico, lo humour nero, caustico dei registi, è sempre presente e dà corpo alle storie. Costruire un intero film su questo tipo di umorismo invece, a mio avviso, non gli riesce del tutto.
I personaggi sono - volutamente, certo - delle macchiette verosimili, ma stereotipate costruite apposta per generare simpatia nei palati fini e per dare l'occasione ad una squadra di attori bravissimi di esprimere tutta la loro cosiddetta gigioneria.
Oh sì, Pitt è irresistibile quando tenta di fare lo sguardo minaccioso, Malkovich è una nevrosi unica, Clooney è l'idiota perfetto e Swinton e McDormand sono come sempre favolose. Sì ok: ma a parte questo?
In quest'universo nevrotico e gretto tutti sognano un po' di amore, ma lo cercano nelle direzioni sbagliate e, soprattutto, coi mezzi sbagliati.La storia non esiste, ed infatti alla fine tutti o quasi i personaggi scompaiono, chi ucciso, chi in fuga. I corpi vengono fatti sparire: nessuno è mai esistito.E resta anche nello spettatore un senso di vacuità che non mi appaga.
E' come se i Coen avessero dilatato una loro inclinazione per l'umorismo nero, declinandola in 96 minuti.
Il buon cinema non è solo questo però, non è un esercizio di stile, un divertissement per snob. Ho riso anch'io, ma da loro mi aspettavo MOLTO di più.
giovedì 25 settembre 2008
TRA STORIA E DIARIO
vivere è inopportuno
sopravvivere inelegante
per chi è postumo ormai
dello scambio indecente
tra storia e diario
Diciamolo chiaro
i postumi per quanto facciano
non sanno stare al mondo
E' una questione di stile.
I. Evangelisti
Giornata storta. Non ne posso più di vedere chi amo così sotto stress. A volte mi vien voglia solo di scappare in campagna a zappare la terra.
...Lo so...non ci crede nessuno.
lunedì 22 settembre 2008
14° e 15° e 16° giorno
venerdì 19 settembre 2008
13° giorno
Luca torna mediamente cotto: c'è un solo gommista che potrebbe essere aperto il lunedì seguente. Decidiamo di tentare la fortuna, passare la giornata in giro e l'indomani, domenica, andare a Figueres come da piano di viaggio, ma in treno anzichè in moto. Alla peggio ci toccherà prendere una costosissima cabina su una delle Grandi Navi Veloci che partono dal porto alla volta di Genova. Il pensiero di farmi 18h di traversata marittima non solo non mi piace, ma mi terrorizza proprio. Non c'è molto da fare comunque e quindi partiamo alla scoperta della città.
Quasta volta sono io a dirigere il giro, a decidere dove andare, per cui, cartina della metro alla mano, scelgo, come prima meta, Passaig de Gracia con le sue case, Batllò e Milà, che nel 2003 non avevo potuto vedere.Il vialone è ampio, arioso, davvero bello. Ai lati si affollano i negozi che a Milano sono relegati negli angusti spazi di via Montenapoleone. Sia io che Luca sbirciamo qua e là con facce stanche ma curiose.Casa Milà, che secondo la mia guida di 5 anni prima è l'unica visitabile, ha già una coda infinita davanti all'ingresso. Ci sediamo su una panchina per decidere se affrontare o meno la prova: ci basta uno sguardo per capire che non ne abbiamo la forza. Scatto qualche foto all'esterno, anche se so che la vera meraviglia sta sul tetto, e poi ripartiamo.
Casa Batllò ha un che di modesto, pare volersi mimetizzare fra gli altri palazzi. Alta, dalle forme sinuose e dalla facciata che ricorda le squame di un pesce: difficile passare inosservata.Incredibile ma vero, è aperta al pubblico da pochissimo; la coda è molto contenuta infatti e stavolta ci buttiamo.Gaudì era un Genio. La casa non solo è esteticamente bellissima nella sua particolarità, ma è anche e soprattutto estremamente funzionale. Ogni soluzione ideata dal grande architetto è volta a sfruttare al meglio la luce naturale e le correnti d'aria esterne. E' come se l'abitazione fosse un immenso essere vivente, un organismo meraviglioso capace di stupire sempre.
I lucernai illuminano le stanze, sistemi di aereazione tanto semplici quanto efficaci portano il fresco in tutta la casa.
Giriamo a bocca aperta per più di un'ora fra le varie stanze fin sul tetto, passando per l'innovativo solaio dove, a differenza delle case dell'epoca, circolano aria e luce in abbondanza, cosa che favoriva l'asciugatura dei panni ed impediva il ristagnare di odori molesti.Ci dirigiamo poi nuovamente verso la metropolitana per spostarci verso la Sagrada Familia, più che altro alla ricerca di cibo, dato che la cattedrale era già stata una discreta delusione per me e non ho intenzione di spendere altri soldi per visitarla.
La parte terminata da Gaudì è estremamente affascinante, ma il nuovo cantiere lascia molto perplessi. La chiesa ha un che di finto e non esiste un vero e proprio filo conduttore, l'armonia di fondo è persa in un progetto forse troppo ambizioso che poteva essere portato a termine solo dal suo eccentrico e geniale creatore.
Mangiamo ad un chioschetto e ci riposiamo un po'. Per fortuna mi tiene in piedi l'entusiasmo per Barcellona, sennò sarei già stravaccata su una panchina, incapace di muovermi.
E' la volta di Montjuic. La prima volta ci ero arrivata facendo un pezzo col Transboreador Aereo e poi gambe in spalla su per la collina. Stavolta prendo subito la funicolare che porta in cima al Castello, nonostante la mia ben nota avversione per l'altezza.
In realtà non è che si sfiorino chissà quali vette, ma il dondolìo della cabina mi dà comunque qualche pensiero e non vedo l'ora di giungere in cima.
Adoro Montjuic: da questo colle e dal suo castello, si domina tutta la città.Luca è molto stanco e si concede una mezz'oretta di riposo sdraiato sulla panchina.Io mi godo il vento ed il sole, guardo Barcellona e mi sento a casa.Passo una mano fra i capelli di Luca pensando a quanto sono felice, a quanto, esattamente lì ed in quel momento, tutto sia perfetto.A fianco a noi ci sono 2 ragazzi americani che discutono della salute del pianeta. Penso abbiano intorno ai 20 anni e sono così indignati! Mi piace ascoltarli, ascoltare la loro rabbia, i loro ragionamenti, le loro idee: mi danno speranza. E poi faccio pure esercizio d'inglese così! ;-)
Riprendiamo il cammino per rientrare in albergo e decidiamo già di non allontanarci troppo la sera: siamo cotti. Per cena ci infiliamo in un locale che fa le pizze non molto distante dall'hotel: siamo in pochi dentro e si sta bene. Andiamo a dormire presto dato che l'indomani ci tocca mollare Tia in stazione e prendere il treno verso Figueres.
Prima di addormentarmi penso 3 cose:
1) è la mia ultima notte a Barcellona, la città che adoro e questo mi spiace
2) è la mia ultima notte nell'hotel Travessera e questa è cosa buona e giusta
3) domani sarò a Figueres, la cità di Dalì e non vedo l'ora...
mercoledì 17 settembre 2008
12° giorno
in marcia verso Barcellona.Sono preoccupata per il pneumatico, ma non riesco a non pensare che sto tornando nella mia città estera preferita.
Flashback Capodanno 2003:
Felice. Questa era stata Barcellona per me.
Arriviamo all'Hotel Travessera relativamente presto nel pomeriggio. Ho già parlato di questo ORRENDO albergo e non aggiungerò altro. Luca mi lascia in stanza e parte alla ricerca di un gommista aperto o che possa aprire l'indomani, dato che è Ferragosto. Io boccheggio un po' sul letto, infastidita dalla camera, ma felice d'essere lì.
Quando rientra ci riassettiamo e partiamo verso del Parc Guell che dista circa un quarto d'ora a piedi dall'hotel.A differenza di 5 anni prima, visitiamo anche le due villette poste di fronte alla
famosa scalinata col lucertolone simbolo del parco.
Luca è abbastanza stanco ed io non voglio stare troppo tempo in giro dato che abbiamo anche tutto il giorno seguente, per cui ci limitiamo ad una passeggiata sulla rambla sino ad arrivare al mare, nei pressi del Maremagnum.
C'è veramente TANTA gente: non siamo quasi più abituati! Persino a Huesca, dove c'era l'intero paese in festa, c'era meno ressa! Ci fermiamo a mangiare sulla rambla e dopo 4 bicchieri di sangria inizio a straparlare. Sono davvero contenta però. Conosco Barcellona, conosco i suoi angoli, le strade che non farò con Luca. E' come se fossi depositaria di altri segreti, come se sapessi, in ogni istante, che c'è DI PIù.
Torniamo in hotel presto e alle dieci siamo già a letto. Segue una nottata da incubo con l'aria condizionata rumorosissima ed inefficacie, gli autobus che passano continuamente sotto la nostra finestra e le urla e gli schiamazzi sino alle 4 di mattina.
martedì 16 settembre 2008
Italo luna storta Evangelisti
Sono in piedi davanti a persone che stimo, scrittori, poeti.
In prima fila Italo Evangelisti, un uomo di carattere, un uomo che ama le parole, un poeta che odia le poesie "del mare, del sole e dei gabbiani che volano".
Quando torno a sedermi lui si volta e mi dice solo "Brava".
Solo dopo scoprirò che mi aveva lodata anche durante la mia lettura.
Questo amo dello scambio di poesie/idee/parole con chi scrive: ti capita d'essere apprezzata da persone che stimi e questo ti fa crescere, aumenta la tua consapevolezza, la tua voglia di migliorarti.
Italo Evangelisti era un poeta esuberante, pieno d'energia, un uomo che declamava le sue poesie con una forza inconsueta, con passione e coinvolgimento.
Italo Evangelisti, l'avrete capito, non c'è più. Un incidente stradale pochi giorni fa.
Volevo continuare il resoconto del mio viaggio spagnolo, ma oggi mi fermo a rendere omaggio ad una persona che stimavo, ad un Poeta poco conosciuto eppure tanto dotato.
Va a far compagnia ad Alessandro e Marino, altri straordinari poeti, cui rivolgo spesso il pensiero, cui domando scusa se non scrivo più, se non sono stata capace (almeno sino ad oggi) di fare un passo avanti.
elisa
lunedì 15 settembre 2008
tempo relativo
Venerdì sera rimpatriata delle medie: mi ritrovo a parlare di mutui, convivenze e lavoro con ragazzi/e con cui al massimo parlavo di compiti e professori. Siamo passati da "lo sai con chi sta filando tizia?" a "lo sai quanto figli ha caio?".
Sono rimasta spesso zitta, in bilico fra il voler raccontare la mia vita e l'assoluta mancanza di curiosità circa i particolari delle vite degli altri; non per egocentrismo, ma perchè al di là del sapere che stanno bene, non mi interessava nulla di più, lo trovavo senza senso.
Queste rimpatriate sono strane: non siamo lì per tornare a formare un gruppo, per riallacciare amicizie morte e sepolte; basterebbe incontrarsi per strada, aggiornarsi velocemente sulle ultime novità e perdersi ancora.
Sabato invece giornata di depressione e solitudine totale. La mattina, dopo aver convulsamente riordinato e lavato la casa mi sono decisa ad andare al Milano Film festival. La prima volta che vi ho partecipato, due anni fa, l'avevo fatto per sopravvivere, per buttarmi fuori di casa, per emanciparmi dal bisogno di fare sempre le cose con qualcuno. Ero andata, da sola, mi ero immersa nell'atmosfera del festival, nei film. Mi ero seduta sui gradini del Piccolo a bere una birra in compagnia di sconosciuti, parlando, fiduciosa con tutti, desiderosa di un contatto umano qualsiasi.
Quest'anno sono andata sola, pur non essendolo più, ma sentendomi nello stesso modo di due anni fa. I corti che ho visto erano molto carini, soprattutto "Socket" e "La maison en petits cubes", e come sempre mi è piaciuto sentirmi spettatrice privilegiata di film che difficilmente potrò mai rivedere. Il loro essere così effimeri è un valore aggiunto che adoro.
Ho poi vagato un po' per il centro, frastornata dal mal di testa e col cuore gonfio, bisognosa di andare e non pensare. Avevo fame, ma non volevo mangiare. Mi sentivo sola, ma la folla mi infastidiva.
Ho incontrato un compagno delle superiori: la moglie è incinta e lui è felicissimo. Lo chiameranno Luca e gli faccio tanti auguri.
Mi infilo da Promod, compro qualcosa che mi sta pure bene. Sono quasi le due: devo mangiare qualcosa. Spizzico è pieno, McDonald non mi piace. Opto per la libreria e mi compro una raccolta di Buzzati; con lo sconto la pago solo 2 neuro e 50.
Sta per scadere il biglietto della metro: torno a casa, sono quasi le tre e non ho ancora mangiato.
Come da copione passo all'Unes e mi prendo qualcosa di precotto da riscaldare nel micronde. Mangio in silenzio, la tele di sottofondo, danno "Laguna Blu".
La testa mi scoppia, decido di dormire. Mi risveglio alle sei e mezza e respiro piano, penso che ho ancora un'ora da passare sola, poi finalmente riavrò il mio Luca.
Faccio il bagno, ma non mi sento meglio, ho ancora le lacrime che premono sul fondo degli occhi.
Mi sforzo di restare impassibile, ma sono triste e non riesco a non piangere.
Triste per cosa? Perchè?
A dirla tutta non ho una risposta. Capita.
La sera andiamo ad una festa di paese e mangio il panino con la salamella. Si balla il liscio, ma non sono abbastanza ubriaca. La sera mi addormento e penso che voglio archiviare questa giornata, troppo simile a quelle che ho vissuto per tre anni, troppo piena di un vuoto incolmabile e denso.
Domenica va meglio, forse sabato sentivo semplicemente il tempo.
Il mio tempo Passato.
venerdì 12 settembre 2008
11° giorno
Luca il giorno prima ha fatto qualche tantativo per trovare un gommista, ma, ovviamente, siamo incappati nella settimana di festa di Huesca e sono tutti chiusi.
Dedichiamo la mattinata proprio alla cittadina che ci ospita: c'è poco da vedere in realtà, ma la chiesetta romanica e il Duomo sono molto belli, anzi, mi piacciono quasi più della Cattedrale di Burgos!
Il tempo intanto volge al brutto e iniziano a cade due gocce. Ci ripariamo in un bar dove mangiamo un panino mentre aspettiamo l'orario per il treno che ci porterà a Saragozza.
In realtà non ne ho NESSUNA voglia, ma Luca insiste: non possiamo perderci la città dell'Expo 2008! In treno mi addormento miseramente, sono davvero stanca.
A Saragozza c'è quasi il sole e fa decisamente più caldo.
L'interno è maestoso, ricco, quasi opulento, ma tutto sommato ben equilibrato con gli spazi.
Troviamo anche uno splendido, seppur poco illuminato, affresco di Goya, artista che apprezzo molto.
Dopo una breve sosta per far riprendere la eli che si trascina stancamente e stoicamente dietro a luca, ci incamminiamo verso il Palazzo che ospita il Parlamento d'Aragona, il Castillo de la Aljafería. La strada non è proprio poca e abbiamo un breve ed intenso momento di scazzo, o meglio ancora, di sclero della sottoscritta.
Ricordo solo d'essermi sentita persino avvampare da quanto ero arrabbiata. Purtroppo la stanchezza mi porta a perdere le staffe per un niente. Luca come al solito incassa un po', si arrabbia docilmente e il tutto finisce lì.
Del resto ci vuole pazienza da entrambe le parti!
Il Castello è stupendo, soprattutto la parte araba.
Alcune parti sono state ricostruite sulla base degli elementi rimasti intatti e si legano in modo quasi armonioso con questi ultimi.
Il Palazzo ha due anime: quella moresca e quella cristiana.
La seconda parte è ugualmente bella e riguarda le sale interne dove si incontrano soprattutto soffitti a cassettoni ricchi ed elaborati.
Decidiamo di avviarci verso la stazione a piedi dato che la strada da percorrere è inferiore a quella già percorsa (della serie: ce la posso fare) e ci imbattiamo in una serie di fontanelle e panchine dalle forme particolari, probabilmente poste in occasione dell'Expo che quest'anno ha per tema l'acqua. A dire la verità il tutto dà un po' l'impressione d'essere posto lì per caso e non in via definitiva, ma la zona è abbastanza isolata e, tutto sommato, queste piccole "cascatelle zen" la riqualificano non poco.
Sul treno del ritorno riesco a non dormire, ma la sera mi tocca cenare in hotel dato che non ho la forza di girare per cercare un posto dove si cucini qualcosa che mi vada a genio.
Alla fine della fiera mi devo accontentare di un (pessimo) melone e di un dolce chiamato "piramide di cioccolato" che..ma non fatemene parlare, potrei rimettermi a piangere!!!
La sera, come avrete capito, crollo subito a letto. Il mio pensiero positivo, con cui mi cullo prima di sprofondare nell'oblio (ossia dopo circa 4 secondi) è che domani sarò nella "mia" Barcellona, dopo 5 anni.
E non vedo l'or..ZZZZZZZZZZZZZZZZZZ...
giovedì 11 settembre 2008
10° giorno
La mattina vogliamo visitare l'interno di 'sta benedetta cattedrale di Burgos, poi potremo partire in direzione di Huesca.
Ci aspettano quasi 400 Km di marcia, ma decidiamo ugualmente di concederci prima la visita alla chiesa. Quando arriviamo davanti è ancora troppo presto, ma tempo 5 minuti e si è già creata una discreta coda.
Finalmente entriamo.
Delusione. Come fai a riempire di pesantissimi elementi barocchi una chiesa gotica???!
C'è oro un po' ovunque, statue di santi e madonne coloratissime che contrastano col candore delle volte.
Per fortuna si recupera un po' col chiostro, ordinato e pulito, ma deturpato da alcune statue moderne in pose strane. Ce n'è una, ad esempio, appoggiata al pozzo medievale, intenta a parlare con un invisibile interlocutore che Luca si appresta subito ad incarnare facendosi immortalare al suo fianco. Guadagnamo in fretta l'uscita e torniamo in hotel per prepararci.
Luca mi fa notare la gomma posteriore: è praticamente quadrata! Il peso notevole sul retro (eli + bagali) e la strada quasi tutta dritta, l'hanno complematemente lisciata.
Siccome sono paranoica inizio a temere che il pneumatico non regga e mi faccio il viaggio un po' sulle spine.
La strada è drittissima e mano a mano che ci avviciniamo a Huesca i centri abitati si fanno più rari. Il territorio è brullo e il vento tira forte: luca deve tenere Tia quasi sempre un po' piegata per non sbandare. L'unico neo di questa strada (come di quasi tutte quelle percorse in Spagna) sono proprio le forti raffiche di vento: io stessa, nonostante il lungo rettilineo, devo rimanere appoggiata al serbatoio per stabilizzare un po' la moto.
Senza troppe difficoltà raggiungiamo il nostro hotel un po' sul tardi. Il posto sembra carino e scopriamo che ci sono fiumi di bancarelle a pochi passi da noi: è la festa di San Lorenzo e per una settimana la città si dà ai festeggiamenti.
Siamo soddisfatti e non troppo stanchi, così decidiamo di riposare un po' e poi fare quattro passi fra le bancarelle.
Ma qualcosa ci blocca: la malefica chiave elettronica non funziona!
Luca si incaponisce per 20 minuti buoni prima di riuscire a far sbloccare la porta! Eravamo un tantinello irritati.
A parte questo la camera è luminosa e abbastanza grande, ha persino un balconcino.
Dopo il giusto riposo decidiamo di fare una passeggiata e di cercare anche un posto dove cenare. Impresa, come sempre, assai ardua. Tutti gli abitanti di Huesca indossano qualcosa di verde, il colore tradizionale della festa, e prendono il solito aperitivo..nessuno mangia..inizio ad odiarli!!
I pochi ristoranti offrono menù principalmente a base di pesce/verdure o carne alta, tutte cose che sua Grazia la Eli non mangia. Mi rendo conto d'essere una discreta stracciamaroni, ma alla fine ci accontentiamo di una crepes salata..e io anche di quella dolce, avevo troppa fame!
Stanchi, ma felici (e dopo aver litigato 10 minuti con la porta) ce ne andiamo a letto.
mercoledì 10 settembre 2008
9° giorno
martedì 9 settembre 2008
e se domani non esistesse?
"A Ginevra è cominciato il conto alla rovescia per Lhc, il più grande acceleratore di particelle al mondo alla cui realizzazione hanno contribuito anche molte aziende italiane. Alle 9.30 di domani il primo fascio di protoni compirà un giro completo del gigantesco anello che corre per 27 Km nel sottosuolo, a 100 metri di profondità sul confine tra Francia e Svizzera. Un giro di rodaggio che è l'inizio di un'eccezionale avventura scientifica perché nei prossimi anni questa macchina, costata oltre 6 miliardi di euro, riprodurrà le condizioni iniziali presenti nell'Universo pochi attimi dopo il Big Bang. Lhc farà scontrare due fasci di protoni con energie fino a 7 volte superiori a quelle degli acceleratori utilizzati oggi per osservare le diverse particelle elementari che si formeranno da queste collisioni. Scopo dell'esperimento è cercare una nuova fisica oltre il «modello standard», l'attuale teoria delle particelle elementari coerente con la scoperta dei bosoni W e Z del Nobel Carlo Rubbia, che mostra però più di un problema nel descrivere la struttura dell'Universo."
Bene: domani alle 9:30 sapremo se questo famoso acceleratore farà collassare il mondo in un gigantesco buco nero.
Personalmente ho i miei dubbi che ciò possa accadere, ma il sospetto resta sempre.
Per cui oggi potrebbe essere il mio ultimo giorno sul pianeta Terra e, tutto sommato, mi ritrovo a pensare che il fatto di cessare d'esistere mi urterebbe un po'.
La cosa mi fa piacere, devo dire.
lunedì 8 settembre 2008
7° e 8° giorno
Sì, Bilbao mi è proprio piaciuta.
venerdì 5 settembre 2008
Flashforward e flashback (6° giorno)
giovedì 4 settembre 2008
4° e 5° giorno
L'hotel ha il check in alle 14 e non è nemmeno mezzodì, per cui scarichiamo Tia e ce ne andiamo in centro a gironzolare un po'.
San Sebastian è una splendida località balneare ricca di surfisti e giovanissimi. Le spiagge sono lunghe e spaziose, il cielo è di un blu incredibile nonostante qualche nuvola.
Pregusto già il pomeriggio a prendere il sole e dil mio primo bagno nell'Atlantico insomma.
Dovete sapere che in Spagna la gente, la sera, NON MANGIA, ma si limita ad ammazzarsi con le famigerate "tapas", stuzzichini, panini e bocconcini vari che sostituiscono la cena e che somigliano al nostro Happy Hour, ma in versione ipervitaminizzata.
E' anche il motivo per cui gli iberici SE cenano lo fanno intorno alle 22: devono digerire l'aperitivo.
Torniamo in hotel per riposare e infilarci il costume e finalmente entriamo nella nostra camera: è enorme! L'hotel è un 4 stelle, uno dei pochi lussi che ci siamo concessi, ed è bellissimo! C'è persino la zona "studio" con poltroncina e scrivania. Il bagno invece ha la particolarità di avere la porta completamente trasparente, ma è l'unica stranezza che incontriamo.
Il pomeriggio indosso il mio costumino azzurro e sono pronta per carpire ogni singolo raggio di sole. Ovviamente il sole è sparito ed al suo posto minacciosi nuvoloni ricoprono il cielo.
Passiamo il resto del tempo stoicamente in spiaggia, ma senza avvicinarci al mare se non per pucciare timidamente il piedino. Delusione.
La sera ci diamo finalmente alla sangria in un ristorante moooolto alla mano e ci rintaniamo presto in hotel: l'indomani saremo di nuovo in viaggio.
mercoledì 3 settembre 2008
2° e 3° giorno
Mi aspetto un risveglio ad ossa rotte ed invece tutto funziona a dovere. Passeggio qualche minuto fuori dalla camera, mi azzardo addirittura ad accennare qualche esercizio per controllare se è davvero tutto a posto e poi ci fiondiamo a colazione. Il secondo giorno abbiamo in programma Aix-en-Provence/Toulouse, 393 Km. Il fatto che siano 100 in meno del giorno prima mi rassicura un po' ed infatti la strada corre sempre dritta e senza intoppi, ma ci mettiamo comunque 6 ore prima di arrivare in città. Il vero problema si rivela essere la localizzazione dell'hotel: la via dove dovrebbe trovarsi è lunghissima e non intravediamo nemmeno un cartello di indicazioni. Giriamo a vuoto per almeno mezz'ora prima di renderci conto che il cartello col nome dell'albergo in effetti c'è, ma è totalmente girato, quasi impossibile da notare, come del resto l'hotel stesso, nescosto in una strada chiusa.
Optiamo ancora una volta - lo ammetto, su mia insistenza - per la cena in loco e ce la ronfiamo pure un po'. Intanto sfoggio il mio impeccabile francese alla facciazza dell'odiato esame mai passato in università: son soddisfazioni! Prima di coricarci mi godo dalla finestra, con sottile piacere, la grandinata che si becca la nostra odiata/amata Tia. Ringrazio di non esserci in groppa e vado a nanna.
06/08/08
Giornatona: ci aspettano i Pirenei. Luca ha parecchio fantasticato sulla tappa odierna che ci condurrà a Pamplona: curve, paesaggi montani...curve...vabbeh, è un motociclista!
La zavorrina invece è un tantinello preoccupata, ma si siede buona buona dietro e si affida alla sorte. Tuttalpiù, a metà strada, potrei sempre chiedergli una deviazione verso Lourdes!!
L'autostrada è ancora molto bella, incrociamo pesrino un'esercitazione militare con lancio dei paracadutisti piuttosto suggestiva: mi sembra la canzone "It's raining men"...ma meglio non dirlo a Luca! ;-)
Ci dirigiamo verso Roncisvalle e lì iniziano i guai: incredibilmente mi viene la nausea anche in moto. C'era già stato un precedente, ma speravo fosse un'eccezione. Niente da fare, ci dobbiamo fermare.
Per fortuna il panorama è splendido, c'è persino il torrentello rilassante di sottofondo e piano piano passo dal verde al mio solito colorito.
Riprendiamo la marcia e raggiungiamo Roncisvalle giusto in tempo per il pranzo. Prima (e migliore, rispetto a quelle che prenderà in seguito) paella di Luca. Io opto per una specie di pizza/focaccia con prosciutto e formaggio che si taglia con una sotra di martello/mezzaluna e che imparerò ad amare profondamente. Ci concediamo una pausa insieme ai pellegrini che da qui partono per il Cammino di Santiago de Compostela. C'è davvero gente d'ogni tipo: ciclisti più o meno giovani con le due ruote stracariche (e io che mi lamentavo di Tia!!), bande di vecchietti più in forma di me (non che ci voglia molto), ragazzi e persino qualche famiglia.
Arrivo a Pamplona un po' sui gomiti: ci sono 38 gradi ed io ho su anche l'imbottitura. L'hotel è a pochi passi dal centro così ci godiamo la pennica pomeridiana. Quando usciamo la temperatura, nel giro di 2 ore, è scesa di ben 12 gradi!
Ceniamo in un ristorante molto "in"..talmente "in" che siamo dentro in 4, ovviamente tutti turisti e tutti italiani. In realtà il cibo è ottimo, il prezzo un po' meno. Scambiamo 2 parole con un'altra coppia di motociclisti di Pavia se non ricordo male e ce ne torniamo in albergo.
Mi addormento serena: l'indomani niente moto, ma una sana, tranquilla gita a Pamplona.