lunedì 15 settembre 2008

tempo relativo

Un week end che mi è parso infinito.
Venerdì sera rimpatriata delle medie: mi ritrovo a parlare di mutui, convivenze e lavoro con ragazzi/e con cui al massimo parlavo di compiti e professori. Siamo passati da "lo sai con chi sta filando tizia?" a "lo sai quanto figli ha caio?".
Sono rimasta spesso zitta, in bilico fra il voler raccontare la mia vita e l'assoluta mancanza di curiosità circa i particolari delle vite degli altri; non per egocentrismo, ma perchè al di là del sapere che stanno bene, non mi interessava nulla di più, lo trovavo senza senso.
Queste rimpatriate sono strane: non siamo lì per tornare a formare un gruppo, per riallacciare amicizie morte e sepolte; basterebbe incontrarsi per strada, aggiornarsi velocemente sulle ultime novità e perdersi ancora.
Sabato invece giornata di depressione e solitudine totale. La mattina, dopo aver convulsamente riordinato e lavato la casa mi sono decisa ad andare al Milano Film festival. La prima volta che vi ho partecipato, due anni fa, l'avevo fatto per sopravvivere, per buttarmi fuori di casa, per emanciparmi dal bisogno di fare sempre le cose con qualcuno. Ero andata, da sola, mi ero immersa nell'atmosfera del festival, nei film. Mi ero seduta sui gradini del Piccolo a bere una birra in compagnia di sconosciuti, parlando, fiduciosa con tutti, desiderosa di un contatto umano qualsiasi.
Quest'anno sono andata sola, pur non essendolo più, ma sentendomi nello stesso modo di due anni fa. I corti che ho visto erano molto carini, soprattutto "Socket" e "La maison en petits cubes", e come sempre mi è piaciuto sentirmi spettatrice privilegiata di film che difficilmente potrò mai rivedere. Il loro essere così effimeri è un valore aggiunto che adoro.
Ho poi vagato un po' per il centro, frastornata dal mal di testa e col cuore gonfio, bisognosa di andare e non pensare. Avevo fame, ma non volevo mangiare. Mi sentivo sola, ma la folla mi infastidiva.
Ho incontrato un compagno delle superiori: la moglie è incinta e lui è felicissimo. Lo chiameranno Luca e gli faccio tanti auguri.
Mi infilo da Promod, compro qualcosa che mi sta pure bene. Sono quasi le due: devo mangiare qualcosa. Spizzico è pieno, McDonald non mi piace. Opto per la libreria e mi compro una raccolta di Buzzati; con lo sconto la pago solo 2 neuro e 50.
Sta per scadere il biglietto della metro: torno a casa, sono quasi le tre e non ho ancora mangiato.
Come da copione passo all'Unes e mi prendo qualcosa di precotto da riscaldare nel micronde. Mangio in silenzio, la tele di sottofondo, danno "Laguna Blu".
La testa mi scoppia, decido di dormire. Mi risveglio alle sei e mezza e respiro piano, penso che ho ancora un'ora da passare sola, poi finalmente riavrò il mio Luca.
Faccio il bagno, ma non mi sento meglio, ho ancora le lacrime che premono sul fondo degli occhi.
Mi sforzo di restare impassibile, ma sono triste e non riesco a non piangere.
Triste per cosa? Perchè?
A dirla tutta non ho una risposta. Capita.
La sera andiamo ad una festa di paese e mangio il panino con la salamella. Si balla il liscio, ma non sono abbastanza ubriaca. La sera mi addormento e penso che voglio archiviare questa giornata, troppo simile a quelle che ho vissuto per tre anni, troppo piena di un vuoto incolmabile e denso.
Domenica va meglio, forse sabato sentivo semplicemente il tempo.
Il mio tempo Passato.

1 commento:

oscarcolombo ha detto...

eeeh (sospiro)

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